Piante da interno che purificano l’aria: le 7 più efficaci secondo la NASA

Pianta serpente Sansevieria in vaso, una delle piante da interno citate nello studio NASA sulla qualità dell'aria

Uno studio del 1989 diventato un mito del giardinaggio domestico

Alla fine degli anni ’80 la NASA, in collaborazione con l’Associated Landscape Contractors of America, condusse uno studio per capire se alcune piante potessero contribuire a ridurre le sostanze inquinanti nell’aria di ambienti chiusi come le stazioni spaziali. La ricerca, guidata dallo scienziato B.C. Wolverton, analizzò inizialmente una dozzina di piante e la lista si è poi ampliata nel corso degli anni successivi grazie a ricerche complementari.

Le 7 piante più citate dallo studio

Tra le specie più menzionate per la loro capacità di assorbire composti organici volatili come benzene, formaldeide e tricloroetilene figurano:

1. Sansevieria (o “lingua di suocera”)
2. Spatifillo
3. Pothos (Epipremnum aureum)
4. Dracena
5. Ficus Benjamin
6. Felce di Boston (Nephrolepis exaltata)
7. Filodendro

Sono piante generalmente poco esigenti in termini di cure, il che le rende adatte anche a chi non ha il pollice verde particolarmente allenato.

Cosa dice davvero lo studio, e cosa invece è stato “esagerato” con il tempo

È importante essere onesti su un punto che negli anni si è perso nella narrazione popolare: lo studio NASA operava in camere sigillate di dimensioni ridotte, con concentrazioni di inquinanti note e controllate, e tempi di esposizione specifici. Le condizioni di un appartamento reale sono profondamente diverse: volumi molto più grandi, fonti di inquinanti continue e variabili, e un ricambio d’aria che dipende da fattori come ventilazione e apertura delle finestre.

Diversi scienziati hanno sottolineato negli anni che il salto logico dal “in laboratorio riduce i VOC in una camera sigillata” al “due piante in salotto purificano l’aria di casa come un filtro” non è supportato dai dati, ed è più vicino a una semplificazione di marketing che a una conclusione scientifica solida.

Quindi le piante in casa non servono a nulla?

Non è così: le piante da interno restano benefiche, ma il loro effetto più solido e misurabile riguarda la sfera psicologica più che quella respiratoria. Avere elementi verdi in casa migliora l’umore, riduce lo stress percepito e rende gli ambienti più gradevoli da vivere, effetti su cui esistono evidenze scientifiche piuttosto consistenti. L’effetto di riduzione reale e significativa dell’inquinamento indoor, invece, richiederebbe un numero di piante talmente elevato da risultare del tutto impraticabile in una normale abitazione.

Come scegliere le piante giuste per la propria casa, con aspettative realistiche

Se l’obiettivo è arredare con il verde migliorando al contempo il benessere percepito degli ambienti, le sette piante elencate restano ottime scelte per la loro resistenza e facilità di cura. La Sansevieria tollera bene la scarsa luminosità e le dimenticanze nell’irrigazione, il Pothos cresce rapidamente anche in ambienti con poca luce naturale, mentre lo Spatifillo regala fioriture bianche eleganti anche in appartamento.

Un dettaglio interessante: la fotosintesi notturna della Sansevieria

La Sansevieria appartiene al gruppo di piante che utilizzano il metabolismo acido delle crassulacee (CAM), un processo fotosintetico che le permette di scambiare gas anche durante la notte, a differenza della maggior parte delle piante. Per questo motivo viene spesso consigliata anche in camera da letto, sebbene, come chiarito sopra, il suo contributo reale alla qualità dell’aria respirata durante il sonno resti modesto rispetto a quanto suggerito da molte fonti online.

Cosa fare davvero se l’obiettivo è respirare aria più pulita in casa

Per chi è genuinamente preoccupato per la qualità dell’aria indoor, gli interventi con un impatto realmente misurabile restano altri: una ventilazione regolare degli ambienti, la riduzione delle fonti di inquinanti (vernici, colle, detergenti aggressivi, fumo), e in alcuni casi l’uso di un purificatore d’aria certificato. Le piante possono affiancare questi accorgimenti come elemento estetico e di benessere psicologico, ma non dovrebbero essere considerate un sostituto di una buona ventilazione degli ambienti domestici.

Domande frequenti

Quante piante servirebbero per purificare davvero l’aria di una stanza?
Secondo le stime più caute basate sui dati dello studio NASA, per ottenere un effetto realmente misurabile sarebbe necessario un numero di piante molto più alto di quello che normalmente si trova in un appartamento, al punto da essere poco praticabile.

Queste piante sono sicure per gli animali domestici?
Non tutte: alcune, come alcune varietà di Dracena, possono risultare leggermente tossiche per cani e gatti se ingerite. Prima di introdurre una nuova pianta in casa con animali domestici, è sempre consigliabile verificarne la tossicità specifica.

Meglio tenere queste piante in camera da letto o in soggiorno?
Non ci sono controindicazioni particolari: la scelta può basarsi semplicemente su luce disponibile e gusto estetico, dato che l’effetto sulla qualità dell’aria non varia in modo significativo tra una stanza e l’altra.

In conclusione

Le piante dello studio NASA restano un’ottima scelta per chi vuole portare del verde in casa in modo semplice e a basso mantenimento, ma è importante avere aspettative realistiche: il loro valore principale è estetico e psicologico, non quello di un depuratore d’aria in miniatura. Conoscere questa distinzione permette di apprezzarle per quello che davvero offrono, senza illusioni che potrebbero portare a trascurare le vere fonti di inquinamento domestico.